• Stefano Campolo

Che ci metti in valigia? Io le mutande. Io un milione e mezzo in contanti

Aggiornamento: apr 7


Considerati non-luoghi per eccellenza, gli aeroporti possono facilmente trasformarsi in palcoscenici, piattaforme di esibizione del circo umano. Per loro stessa natura sono crocevia di persone, milioni di persone l'anno, che li attraversano trascinandosi le rispettive storie, fatiche e speranze, oltre alle immancabili valige. I bagagli sono i veri tesori da cui non ci si separa mai in attesa del volo e quando li vediamo, nostro malgrado, inghiottiti dal nastro trasportatore che li condurrà - si spera - nella stiva dell'aereo giusto, proviamo comunque un fremito. Chi lo sa se li rivedremo ancora o gli abbiamo dato l'estremo saluto. Se poi oltre al valore affettivo riempiamo la valigia di denaro contante, mettiamo un milione e 600 mila dollari, ecco che il fremito diventa batticuore.


Chi sa come si è sentito l'imprenditore nigeriano Orji Prince Ikem, il 19 dicembre del 2007 quando si imbarcò a Lagos per Guangzhou in Cina, via Dubai e Hong Kong e lasciò alla consegna bagagli due valigie con dentro 1 milione e 630 mila dollari, tutti dichiarati. Non voleva lasciargliele, le valigie, insisteva per portarle a bordo, era comprensibilmente nervoso e preoccupato, ma gli addetti della Emirates a Lagos furono irremovibili e lui stava per perdere il volo. Alla fine si rassegnò e si fece dare i due talloncini di ricevuta correndo via verso il gate. Il signor Ikem arrivò puntualissimo a destinazione. A Guangzhou avrebbe dovuto acquistare dei non precisati beni per sé con i suoi 700 mila dollari e pagare degli acquisti per conto di un collega, Olisaemeka Ugwunze che gli aveva affidato 930 mila dollari.


Manco a dirlo, le valigie non arrivarono mai. Per essere più precisi, come ha accertato un'inchiesta della polizia nigeriana, non si sono mai mosse dall'aeroporto di partenza. La storia è venuta alla luce perché nei giorni scorsi un tribunale nigeriano ha condannato la compagnia aerea a rifondere completamente l'uomo e a risarcirlo con 50 milioni di Naira - equivalenti a 131 mila dollari.


Secondo il passeggero, il personale di Emirates si era avvicinato a lui nella sala partenze e aveva insistito per prendersi cura dei bagagli affermando che sarebbe stato più sicuro nelle cure della compagnia aerea, data la quantità di denaro che Ikem stava portando con sé.


Da allora, il passeggero ha dovuto affrontare una battaglia di 12 anni per cercare di riavere i suoi soldi. Dice che, oltre agli effetti personali, le borse contenevano $ 700.000 dei suoi stessi soldi. Oltre a questo, altri $ 930.000 erano nella borsa in fasci di involucri. Questa somma apparteneva a un altro uomo d'affari, Olisaemeka Ugwunze, che gli aveva chiesto di portare i soldi in Cina per pagare i prodotti.


Il giornale Vanguard Nigeria descrive in dettaglio gli sforzi di Ikem per ritrovare i suoi bagagli. Per due mesi l'uomo ha fatto tutto ciò che era in suo potere per localizzare le valigie, tra cui diversi viaggi a Guangzhou, il ritorno a Dubai e numerosi viaggi tra casa sua e l'aeroporto di Lagos, ma senza alcun successo.


Emirates ha affermato che i processi di gestione dei bagagli presso l'aeroporto internazionale Murtala Muhammad dipendono dall'autorità della Nigerian Aviation Handling Company (NAHCO). Tuttavia, a inizio gennaio l'Alta Corte si è schierata dalla parte dell'imprenditore. Il giudice Muslim Hassan ha osservato che Emirates, tramite il suo consulente legale, non ha confutato le affermazioni di Ikem.

Ho letto tutti i documenti presentati da entrambe le parti, nonché i loro accordi e ho risolto che l'unica questione da determinare è se l'attore ha diritto ai provvedimenti richiesti davanti a questo tribunale.
Un reclamo non contestato si considera ammesso, in questo caso gli imputati non hanno chiamato testimone ma piuttosto poggiano la causa su quella dell'attore, il che significa che tutto ciò che il ricorrente ha sostenuto e le loro memorie sono ammesse.
Ritengo che Emirate Airlines abbia mancato ai suoi obblighi nei confronti del cliente non consegnando il bagaglio contenente la somma di $ 1.630 milioni.
In generale, con la presente emetto i seguenti ordini; Un ordine secondo cui Emirates Airlines paga al ricorrente la somma di $ 1.630 milioni; un ordine che il convenuto paghi la somma di N50 milioni al convenuto come risarcimento.
Le parti sopporteranno i rispettivi costi.

La compagnia aerea dal canto suo ha affermato di aver sempre rispettato i codici e i protocolli, nonché

i più elevati standard disponibili nel settore del trasporto aereo nei rapporti con il querelante e il suo bagaglio, al fine di mantenere la sua meritata reputazione di prima compagnia aerea di livello internazionale.

Ha inoltre affermato di non essere mai stata a conoscenza del presunto contenuto dell'uomo d'affari, mancando i bagagli in tutti i momenti critici. In particolare, poiché era in contatto con il suo personale, non ha rivelato il contenuto del suddetto bagaglio smarrito subito dopo i voli da Lagos a Guangzhou. Secondo Emirates, è l'uomo ad aver escogitato questo complotto. Ha anche affermato che in nessun momento ha trattenuto il bagaglio dell'uomo d'affari o tenuto contro la sua volontà.


Emirates attraverso un portavoce ha già fatto sapere che non si tratta di sentenza definitiva e che ricorrerà in appello.


Lasciamo la Nigeria e trasferiamoci a Firenze dove il 18 gennaio un italiano proveniente dall'Africa è stato fermato alla dogana con una valigia piena di soldi. Trecentomila euro in contanti per l'esattezza, sistemati nel bagaglio a mano. È stato scoperto dai finanzieri e dai funzionari dell'Agenzia delle dogane dei monopoli, durante un controllo all'aeroporto fiorentino. L'uomo ne aveva dichiarati solo 20.000 e la violazione ha fatto scattare il sequestro di metà della somma, ovvero di 150.000 euro. La normativa valutaria, infatti, stabilisce l'obbligatorietà della dichiarazione per i trasferimenti di denaro contante di importo pari o superiore a 10.000 euro. Per questo nei confronti del passeggero è scattato il sequestro di 150.900 euro, "corrispondenti" - spiegano in una nota Agenzia delle dogane e Guardia di Finanza - "al 50 per cento dell'eccedenza".