• Stefano Campolo

Alitalia lascia Trapani. Il delitto è non averlo fatto prima

Aggiornato il: nov 13


Vista dell’aerostazione di Trapani (photo credit Airgest)


A pochi giorni dalla riapertura ufficiale dell’aeroporto di Trapani, Alitalia ha deciso di cancellare i collegamenti quotidiani con Roma Fiumicino e Milano Linate previsti per i mesi di luglio e agosto. Una cattiva notizia per Airgest, la società di gestione dell’aeroporto di Trapani, non necessariamente per la Sicilia. L’isola ha due aeroporti principali, Catania e Palermo, nel 2019 rispettivamente il sesto e l’ottavo in Italia per numero di passeggeri transitati. Anche al netto della chiusura temporanea di Linate che ha inciso sulle statistiche di fine anno, stiamo parlando di due tra i primi dieci scali italiani. Il traffico di Catania è stato di poco superiore ai 10 milioni e 200 mila passeggeri con un aumento del 2,9 per cento, mentre quello di Palermo ha sforato la soglia dei 7 milioni di transiti, in crescita del 5,7 per cento. Le performance di entrambi gli aeroporti sono tuttavia ridotte da due scali minori, attivi prevalentemente d’estate, incapaci di generare traffico costante e sostanzialmente inefficienti. Trapani è gestito da Airgest, società controllata al 99,9 per cento dalla Regione Sicilia, e nel 2019 ha avuto un traffico totale di 411.437 passeggeri. Nonostante il calo complessivo del 14,4 per cento rispetto al 2018, difficile pensare che non faccia concorrenza al Falcone e Borsellino di Palermo, la cui pista è a soli 90 chilometri di distanza o, meglio, 53 minuti di autostrada. Infatti il bacino di utenza è praticamente lo stesso. Da anni l’aeroporto chiude in ‘rosso’ i propri bilanci. L’ultimo disponibile, quello del 2018, registrava una perdita di esercizio di 5 milioni 148 mila euro su un controvalore complessivo delle azioni di 8 milioni 333 mila euro.


Meno complicata la situazione del ‘Pio La Torre’ di Comiso dove il 60 per cento della SO.A.CO. Spa è controllato dall’Aeroporto di Catania e dove il bilancio di esercizio 2018 si è chiuso con un passivo meno pesante rispetto a Trapani, con perdite limitate a 1 milione e 888 mila euro. Ma sempre perdite sono e nel 2019 le cose non possono essere andate meglio, visto il calo di passeggeri del 17,7 per cento con i transiti che hanno di poco superato le 352 mila unità.

Ha senso in queste condizioni mantenere 4 aeroporti quando ne basterebbero tranquillamente due? Per Trapani Birgi, la domanda bisognerebbe girarla alla Regione Sicilia e che continua non solo a coprire le perdite di esercizio ma sussidia le compagnie aeree che volano su Trapani con 4 milioni di euro distribuiti attraverso i comuni del Bacino di riferimento. Per l’esattezza, anche Comiso riceve un trattamento simile, pur molto ridotto, solo 1 milione e mezzo l’anno. Lo prevede l’articolo 11 della legge regionale 24 del 2016, cioè la legge di bilancio della Regione per il 2017. Chi ha voglia di verificare i dettagli, qui trova il provvedimento pubblicato.


Il presidente di Airgest, Salvatore Ombra, con la consueta enfasi vittimistica e con il ben noto registro retorico dell’abbandono del territorio utilizzato con sapienza dalla politica, si è subito lamentato: “è un delitto”. Ha chiesto l’intervento del presidente siciliano Musumeci e ha consentito all’ex presidente del Senato Renato Schifani di testimoniare la propria persistenza politica con un’immediata interrogazione fatta precedere da dichiarazione e nota stampa. Alitalia, dice fra l’altro Ombra, non ha ancora firmato il contratto con il Comune di Marsala che avrebbe consentito di accedere a oltre 600 mila euro di sussidi regionali e di non perdere i biglietti già venduti. Biglietti che evidentemente sono poco più di una manciata se, come afferma una nota ufficiale della compagnia “le rotte da e per Trapani presentano per luglio e agosto un numero di prenotazioni inferiore del 60 per cento rispetto all’anno scorso, nonostante i voli siano in vendita a tariffe particolarmente favorevoli (a partire da 61 euro a tratta, tasse aeroportuali incluse)”.

Caso mai, il ‘delitto’ di Alitalia, è non essersene andata prima da Trapani e aver continuato a volare, se pur limitatamente all’estate, generando ulteriori perdite che, come noto, da almeno un decennio ricadono sulla fiscalità generale, cioè le pagano i cittadini e le imprese italiane.

In realtà Alitalia sarebbe stata disponibile a mantenere le tratte su Roma e Milano a patto che l’aeroporto avesse messo mano al portafoglio. La seconda parte della nota Alitalia rivela l’arcano. La compagnia ha “chiesto all’aeroporto un sostegno per mantenere nel periodo estivo i voli Trapani-Roma e Trapani-Milano, la cui redditività è fortemente penalizzata dalla riduzione del traffico a seguito degli effetti del Covid-19. L’aeroporto non ha ritenuto di favorire una più equa distribuzione dello sforzo economico, pertanto Alitalia ha ritenuto inevitabile concentrare i propri servizi sull’aeroporto di Palermo”. Per quanto riguarda il bando del Comune di Marsala per i sussidi citato dal presidente di Airgest, afferma Alitalia “esso fa riferimento a una situazione del traffico aereo precedente a quello dell’emergenza sanitaria ed implicherebbe di operare per tutto l’anno rotte che già nei mesi estivi registrano perdite significative”.


Quindi, in buona sostanza, Alitalia ha chiesto ad Airgest società che gestisce l’aeroporto di Trapani, dei soldi per compensare le perdite generate dai voli operati a luglio e agosto da Birgi a Roma e Milano. La società in mano al 99,9 per cento alla Regione Sicilia ha indirizzato Alitalia verso il Comune di Marsala per aderire al bando che avrebbe dato la possibilità di accedere a sussidi per 600 mila euro l’anno, ma garantendo di volare su tutti e dodici i mesi, non solo nel periodo di massimo afflusso turistico. Fatti due conti, Alitalia ha fatto fagotto e si è ritirata su Palermo, dichiarando candidamente di aver finora operato in perdita le due tratte incriminate.

Forse il Covid-19 offrirà lo spunto per una riorganizzazione anche aeroportuale che il rigetto di qualsiasi teoria di base dell’economia di mercato ha finora impedito in Italia. E cioè, si vola dove c’è traffico e redditività, oppure in quei luoghi irraggiungibili in tempi ragionevoli come le isole minori e per i quali è non solo necessario ma perfino legittimo il sussidio pubblico. Ma ormai appare chiaro a tutti, persino ad Alitalia che sussidiare i voli su una pista a 53 minuti da un aeroporto maggiore (per il piano aeroporti dell’Enac, Palermo è considerato ‘strategico’ e nodo di rete) è insensato, poco produttivo e potenzialmente foriero di spreco di denaro pubblico. Cosa puntualmente avvenuta a Trapani.


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